Videoterminali, illuminazione ed evoluzione

Oggi voglio parlarti di evoluzione. Se ti sembra strano lasciami spiegare, dato che riguarda da vicino la tua attività. E non ti parlerò di semplice evoluzione. Perché quello che è interessante è “l’evoluzione parallela” che nell’illuminazione è avvenuta su tre distinti filoni.

Ci si è resi innanzitutto conto teoricamente, primo filone, di quanto una corretta illuminazione sia vantaggiosa, oltre che necessaria, per un lavoro meno affaticante oltre che più produttivo.

Questo ha determinato  due cambiamenti pratici. Un cambiamento della normativa (secondo filone) ed un adeguamento della maggior parte delle aziende (terzo filone) che hanno sperimentato i vantaggi a cui accennavo.

Se, quindi, adesso la tua azienda non è “evoluta” in senso illuminotecnico, è svantaggiata dal punto di vista pratico su due importanti aspetti. Non è in regola con la normativa ed inoltre non è produttiva, quanto potrebbe esserlo con una illuminazione corretta.

L’ambiente è cambiato e molte aziende si sono evolute, adattandosi. Non so sinceramente dirti quante lo abbiano fatto per i vantaggi sulla produttività a cui accennavo, oppure per essere in regola con quanto le norme prescrivono.

Certo, se guardiamo a quest’ultime, l’evoluzione è particolarmente evidente, così come la complessità delle disposizioni. E questo è ancora più vero per quanto riguarda l’illuminazione in ambienti in cui si lavora al computer.

Prendiamo infatti la prima norma sull’illuminazione, la UNI 10380 del 1994.

Appare subito chiara la sua “primitività”. Si limitava a prescrivere il grado di illuminazione necessario su tutto l’ambiente di lavoro, senza tenere conto della diversa destinazione delle varie aree in esso presenti. La superficie di una scrivania era vista nello stesso modo del passaggio di un corridoio.

La nuova norma EN 12464 del 2002, attualmente in vigore, cambia invece le cose. Anzi, stravolge il modo i cui una corretta illuminazione deve essere progettata.

Il nuovo concetto centrale è quello della TASK AREA, con cui la norma identifica tutte quelle aree dell’ambiente in cui vengono svolti compiti particolari che richiedono una determinata illuminazione. Ed è, così, in grado di distinguerle da altre aree la cui illuminazione ha esigenze meno restrittive.

Classico esempio di task area è la superficie della scrivania e ancora di più quella del monitor dei computer. Queste superfici, in particolare i monitor, richiedono una illuminazione corretta e studiata.

Gli operatori svolgono attività in una posizione fissa nell’ambiente, con un piano di osservazione alternativamente verticale (lo schermo del computer) ed orizzontale (tastiera o documentazione da consultare).

Il campo visivo di un operatore al computer ha di conseguenza un’ampiezza maggiore (di circa 30 gradi) rispetto a quello di chi opera in un luogo di lavoro tradizionale. I riflessi, gli abbagliamenti e altri tipi di disturbo peggiorano, inoltre, la situazione.

Per queste ragioni la norma in questione dà indicazioni precise sulla disposizione delle sorgenti luminose. Gli apparecchi d’illuminazione dovrebbero essere posti in posizione parallela alle finestre e lateralmente rispetto ai posti di lavoro.

Questo ultimi devono, quindi, essere disposti in modo che lo sguardo dell’operatore risulti parallelo alle finestre e alle vetrate, e queste devono essere dotate di schermature regolabili da parte dell’utente.

Anche l’arredo è importante per evitare fenomeni di abbagliamenti e riflessi. Per questo dovrebbe avere superfici opache che riflettono la luce in maniera minima.

Ma, dato che per un buon comfort visivo è importante non solo l’entità dell’illuminamento, ma soprattutto come questo si distribuisce all’interno del campo visivo di ogni singolo utente, la norma introduce il concetto di surrounding area, ossia l’area immediatamente circostante alla scrivania di almeno 50 cm di larghezza.

Tale area dovrebbe avere un illuminamento medio inferiore di circa 200 lux rispetto al valore della task area.

Ultimo punto di attenzione della nuova norma è quello del flicker, l’effetto di sfarfallamento dato da certe sorgenti luminose. Tale fenomeno sarebbe da evitare in quanto può dar luogo a malesseri fisiologici.

Con tutto quanto ti ho detto, avrai adesso chiaro quanto è stata profonda l’evoluzione della normativa di cui ti parlavo. Altrettanto lo è stata quella delle aziende che si sono adattate. Questo sia negli impianti di illuminazione in sé, che sono stati sostituiti ai vecchi, sia in termini di vantaggi, ottenuti soprattutto riguardo alla produttività.

Sono quelle aziende che, coscienti della complessità della realizzazione di un impianto di illuminazione in linea con tutto quello che abbiamo visto, si sono affidate a seri professionisti in grado di garantire risultati certi.

Sapevano di aver bisogno di un progetto illuminotecnico mirato, che tenga conto dell’ambiente, degli arredi, del tipo di attività svolta al computer (es. scrittura, disegno CAD, ecc.), del tipo di schermo utilizzato e di tuti gli altri fattori implicati. Un progetto che le fornisse gli apparecchi più indicati per la loro particolare situazione. E grazie a quei professionisti lo hanno ottenuto.

Hanno preteso l’eccellenza, la hanno cercata, hanno selezionato i professionisti, li hanno scelti ed a loro si sono affidati. La migliore strategia per chi vuole davvero evolvere.

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A cura di Valter Savi