Te lo confesso: quella volta è stata dura…

Penso di poterti fare una confessione visto che è ormai qualche settimana che ci conosciamo. Sono sicuro che alla fine apprezzerai quanto ti dirò. In questi vent’anni di lavoro con la luce, ci sono state alcune volte che non ho dormito la notte per trovare la soluzione per alcuni nuovi progetti. Progetti prestigiosi e importanti.

E’ successo poche volte ma è successo. Di fronte a difficoltà che apparivano insormontabili, ho dovuto fare miracoli per trovare una soluzione che ritenessi davvero soddisfacente, perché non mi volevo accontentare. Questo nonostante i tanti anni di esperienza e tutte le nostre attrezzature e conoscenze.

Adesso ti racconterò una storia, un esempio reale di questi momenti di difficoltà in cui ce la siamo vista piuttosto dura…. Ma prima voglio dirti il motivo per cui lo faccio. Voglio farti toccare con mano una verità fondamentale del mio lavoro: la complessità che un progetto di illuminazione può comportare.

Realizzare un impianto di illuminazione è qualcosa di molto diverso da decidere su una semplice planimetria quanti punti luce posizionare e di che potenza, e poi andare a  montarli. Anche se forse, per alcune aziende nel settore è solo questo, o quasi.

Quello che io invece chiamo “impianto di illuminazione” richiede ben altro. E adesso lo capirai dalla storia.

Ci avevano affidato un importante progetto. Non era solo importante, era anche bello. Illuminare un intero mulino.

Forse non hai mai visto in vita tua un moderno mulino, capolavoro della tecnologia ricco di macchinari complessi ed automatici, ma quell’immagine mi rendeva questo lavoro ancora più interessante e piacevole. Per questo volevo dare il massimo, ancora più, se possibile, delle altre volte.

Questo mio slancio professionale ricevette però il primo colpo già durante il primo sopralluogo. Io e il mio staff ci siamo trovati di fronte una imponente costruzione di otto piani, piena di macchinari e di condotte per il passaggio delle farine.

Era un bell’edificio, ma quello che subito mi è apparso evidente è stato l’ingombro eccessivo che i macchinari causavano dentro i locali. Ottenere una illuminazione adeguata in quelle condizioni era già un’impresa. E credimi se ti dico che dentro un moderno mulino gli spazi sono ben peggiori che non quelli di un usuale stabilimento industriale.

Ma questo era solo l’inizio. Alzando lo sguardo ai soffitti, mi sono accorto che anche quelli erano in gran parte ingombri! Era a quelli che le condotte e i canali per il passaggio delle farine erano ancorati. E se non bastasse, lo stesso avveniva su molte delle pareti. Proprio i punti in cui solitamente gli apparecchi di illuminazione vengono fissati.

Pensai che era il peggiore luogo in cui un esperto di illuminazione potesse finire.

Ora, il mio compito era ovviamente quello di garantire a tutto l’edificio un livello di illuminazione così detta “adeguata”. Questo aggettivo può voler dire tante cose: un ambiente in cui si riesce appena a lavorare, oppure un ambiente in cui ogni metro quadro ha esattamente la giusta illuminazione per il massimo comfort visivo.

Il mio concetto di “adeguata” è il secondo. Per me “adeguatezza” significa pieno comfort in ogni condizione. Anche se così mi trovo a volte a dover risolvere problemi che magari altri sorvolerebbero.

Tornando a me dentro il mulino, ho per prima cosa eseguito assieme al mio staff un sopralluogo in ogni singolo ambiente, per individuare le zone da illuminare in maniera differente, a seconda dell’attività svolta, e poi scegliere gli apparecchi più idonei. Ad esempio apparecchi con ottica concentrante per l’illuminazione di superfici “strette” o parti di impianto molitorio ben definite.

Poi, abbiamo realizzato al computer il progetto illuminotecnico, per decidere il numero di apparecchi illuminanti necessari. Infine, con tempo e fatica, abbiamo individuato i punti sul soffitto in cui posizionare gli apparecchi.

Ma una seconda sorpresa ci aspettava. Analizzando la simulazione al computer ci siamo accorti che i valori di illuminazione ottenuti erano difformi da quelli indicati dalla norma. Era quindi necessario un test pratico.

Abbiamo così installato alcuni apparecchi campione, per testare in precisi punti l’effettiva illuminazione ottenuta. Il test ci ha mostrato che le riflessioni di oggetti presenti nell’ambiente, alteravano i valori previsti nel progetto anche infastidendo l’operato degli addetti. Inoltre il colore della luce degli apparecchi utilizzati nel test, nei punti di passaggio delle farine, alterava il colore della farina stessa.

La situazione era davvero complessa, ed è qui che ho dubitato di riuscire ad ottenere una illuminazione adeguata come io la intendo. E’ qui che i dubbi di cui ti parlavo si sono presentati. Il problema dei riflessi era serio, perché impediva di posizionare sul soffitto gli apparecchi di illuminazione. Non sapevo verso quale direzione muovermi.

A questo punto ho deciso di cambiare completamente strada. Li avremmo posizionati da qualche altra parte. Ma le pareti erano già quasi totalmente occupate, come ti dicevo. E non potevamo certo spostare i condotti di passaggio delle farine. Occorreva una soluzione.

Poi la soluzione è arrivata: estrema ma efficace. Li avremmo applicati alle intelaiature di sostegno delle condotte stesse. E così, con non poche difficoltà, abbiamo fatto. Il problema del colore delle farine lo abbiamo invece risolto utilizzando in corrispondenza di queste, particolari apparecchi che danno una luce simile a quella solare. Le farine sono così tornate al loro colore naturale.

Ma un ultimo problema ci aspettava. Il diverso posizionamento degli apparecchi di illuminazione, aveva decisamente peggiorato sia il livello dell’illuminamento che l’uniformità del medesimo. La soluzione in questo caso era però più semplice. Abbiamo “ricalcolato” tutto il progetto e aumentato il numero di apparecchi utilizzati, diminuendo di conseguenza la distanza tra gli stessi.

Risultato finale: una illuminazione “adeguata”, come io la intendo.

Questa è la storia. E non volevo certo spaventarti raccontandotela. Non tutti i progetti di illuminazione sono così complessi. Quasi tutti però sono compiti delicati che richiedono alte competenze, strumentazioni avanzate e qualche volta anche un po’ di creatività.

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A cura di Valter Savi