Illuminazione inadeguata, bassa produttività e violazione delle norme: due casi risolti

Se ti dicessi che ogni giorno, andando in giro per lavoro per capannoni, uffici e centri commerciali, vedo tanti impianti di illuminazione di bassa qualità, o comunque migliorabili, forse ti sembrerebbe un’affermazione esagerata. Ma anche tu, credo, avresti la stessa opinione se guardassi quegli ambienti con gli occhi di un esperto dell’illuminazione.E non ti sto parlando di semplici aggiustamenti estetici, che pure per certe realtà sono importanti. Ti parlo di miglioramenti che sono essenziali per due ragioni: il rispetto della normativa e la realizzazione di un ambiente di lavoro confortevole e che aumenti la produttività.

La normativa al riguardo parla chiaro. L’illuminazione dei posti di lavoro “interni” deve garantire non solo il giusto comfort visivo, ma anche la possibilità di svolgere compiti in circostanze difficili e protratti nel tempo, e la sicurezza di chi opera nell’ambiente.

In particolare riguardo a quest’ultima, sono frequenti i casi di aziende con impianti non in linea con tali disposizioni, spesso rilevate dopo visite ispettive in caso di incidenti. Questo con tutte le poco piacevoli conseguenze della cosa.

Ma se vuoi il mio sincero parere, ciò che dovrebbe muovere un imprenditore ad avere una illuminazione di qualità, non sono solo le fredde disposizioni di legge.

E’ il suo diretto interesse economico.

Perché un’illuminazione davvero adeguata aumenta la produttività. E non te lo dico solo in base alla mia esperienza. Ci sono autorevoli studi al riguardo che riconoscono una connessione diretta tra adeguatezza e qualità dell’illuminazione di un ambiente e la produttività di chi vi lavora, come quelli apparsi nella prestigiosa rivista Lighting Research & Technology.

Un ambiente con la giusta illuminazione semplifica l’attività lavorativa e la rende meno faticosa, e questo aumenta la produttività. Semplice.

Ti assicuro che non sono mere considerazioni teoriche per gli addetti al settore. Sono verità che la mia attività quotidiana ha confermato innumerevoli volte.

Gli esempi che ti potrei fare sono davvero tanti. Ma ne scelgo due, tra tutti, perché sono emblematici di quello di cui ti sto parlando: normativa e controlli da una parte e produttività dall’altra.

Un’azienda di logistica aveva bisogno dell’intervento di un esperto di illuminazione, e quindi mi contattò esponendomi il problema. Il personale dell’ufficio in cui erano svolte diverse attività al computer, tra cui l’elaborazione dati, era infastidito da disturbanti riflessi delle sorgenti luminose utilizzate e dallo sfarfallio (flickering) delle stesse.

Era addirittura successo che ad uno degli impiegati, di età superiore ai 50 anni, era stato diagnosticato un “calo di vista considerevole” durante la visita biennale tenuta dal medico competente. La causa era stata tra le altre individuata nella illuminazione dell’ufficio, non consona per l’attività svolta.

Bisognava intervenire con una soluzione efficace. Ma prima era necessario un sopralluogo. Così ho proceduto.

Nell’ufficio mi sono reso conto della situazione, in particolare misurando le dimensioni dell’ambiente, rilevando il colore delle pareti e dei soffitti e la posizione degli arredi scrivania compresa. Ho poi verificato che la luce solare non creasse effetti di abbagliamento diretto o riflesso sui monitor e che non ci fossero fonti di luce artificiali davanti o alle spalle degli operatori.

Tutto questo solo un’ispezione diretta ha potuto accertarlo, ed è questo il motivo per cui considero non sufficiente procedere ad un progetto illuminotecnico decidendo le cose solo “sulla carta”.

Infine ho ispezionato le schede tecniche delle sorgenti di luce esistenti rilevando che non erano idonee per l’attività svolta, perché avevano degli indici di abbagliamento (luminanza e UGR) troppo alti. Non erano adatti per l’uso in un ambiente in cui si lavora di fronte a monitor di computer.

Avevo così tutto quello che mi serviva per progettare una nuova illuminazione adeguata e di qualità. Per riuscirci ho previsto il livello di illuminamento prescritto dalla normativa, e degli apparecchi con un basso indice di abbagliamento e dotati di alimentazione “no flicker”, per evitare lo sfarfallio.

Posso dirti che il nuovo impianto ha superato ogni prova. I valori di illuminamento effettivi erano pari a quelli progettati e superiori a quelli del precedente impianto.

Ma soprattutto ho eliminato i riflessi fastidiosi e gli sfarfallii.

Lavorare in quel “nuovo” ambiente, stando a quanto confermato da tutti gli impiegati, è diventato più facile e anche più piacevole.

Un’altra volta ho, invece, dovuto trasformare l’intero reparto di assemblaggio di un’azienda di produzione di macchine agricole.

Quando sono giunto sul posto mi sono subito accorto dell’illuminazione insufficiente, confermata poi da apposita misurazione: a 80 cm dal suolo erano disponibili al massimo 150 lux. Tanto che gli operai che vi lavoravano erano costretti ad integrare l’illuminazione esistente con lampade portatili o fisse, col rischio di inciampo nel cavo di alimentazione delle stesse e conseguente caduta.

L’esistente impianto di illuminazione, composto da lampade a ioduri metallici fissate a 8 m dal suolo, era chiaramente non idoneo per quel luogo e per l’attività che si svolgeva. Sapevo che la situazione richiedeva ben altro.

Questa evidente insufficienza era sottolineata dagli stessi operai che lamentavano affaticamento agli occhi, stanchezza, stress e mal di testa, tanto che erano soggetti a frequenti pause di recupero fisico.

Sono, quindi, passato all’azione ed ho redatto due diversi progetti illuminotecnici basati su due apparecchi al LED di marche differenti. Entrambi garantivano un valore superiore ai 350 lux al suolo ed un’uniformità di illuminamento eccellente. Tutti valori superiori a quelli previsti dalla normativa.

In questo modo ho proposto due soluzioni allo stato dell’arte, lasciando quindi libera la proprietà di valutare le alternative.

A decisione avvenuta, la “trasformazione” ha avuto luogo ed il nuovo impianto è stato realizzato.

La variazione dell’illuminazione in un luogo di lavoro comporta risultati evidenti. Oggi l’ambiente non è più lo stesso.

Con le opportune rilevazioni ho potuto riscontrare un valore dell’illuminamento addirittura superiore del 10% rispetto al valore indicato nel progetto scelto dal cliente.

Ma più che gli strumenti sono state le parole stesse degli operai a confermare il risultato.  Meno stanchezza a livello visivo e drastica riduzione del numero delle pause; le lampade mobili e fisse per l’illuminazione integrativa sono ormai solo un ricordo.

Bene, con questi due esempi credo di averti un po’ “portato con me” in giro per capannoni ed uffici a vedere quello che ti dicevo all’inizio: spesso l’illuminazione esistente non è adeguata alle attività che si svolgono: con interventi mirati, ragionati ed efficaci, le cose possono cambiare totalmente.

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A cura di Valter Savi