Il sopralluogo: impossibile evitarlo

Immagina di volerti fare un vestito su misura. Telefoni a un sarto, e lui, già per telefono inizia a chiederti dei dati sulle tue misure, altezza, spalle, e così via. E ti dice anche di inviargli eventualmente un paio di foto. Ti chiede colore del vestito e tipo di stoffa e poi ti assicura che entro qualche giorno il vestito sarà pronto.

Cosa penseresti di un individuo del genere? Probabilmente che è poco professionale, un mezzo incapace un po’ bizzarro. Perché un vero sarto ti invita nel suo atelier e passa non poco tempo a studiare la tua figura e a prendere tutte le misure che gli servono. E addirittura ti consiglia la stoffa che per lui più si addice al tuo modo di vestire. Questo è un vero professionista.

Forse ti sembrerà strano, ma ci sono tante aziende che si aspetterebbero che nel mio lavoro mi comportassi proprio come quel sarto. Vorrebbero ottenere degli interi progetti di illuminazione, così, a distanza. Pretenderebbero che basassi il mio lavoro su dati incompleti e raccolti alla buona da loro stessi.

Per un progetto di illuminazione “su misura” vale la stessa regola. Per progettare un nuovo impianto, o anche solo effettuare un relamping su uno esistente, mi serve sapere tutto sul luogo in cui sarà realizzato, ogni dettaglio della costruzione e dell’attuale impianto di illuminazione.

So, per esperienza, che provare a ottenere queste cose a distanza, sarebbe comportarsi un po’ come quello strano sarto. Riceverei informazioni falsate e in parte errate, spesso insufficienti, nonostante la buona volontà di chi le andrebbe a raccogliere. Per questo so di dover essere io ad andare sul luogo per rilevare direttamente tutti i dati che mi servono.

In realtà, per ragioni diverse, più volte ho dovuto provare ad “accontentarmi” delle informazioni a distanza. Tutte le volte però ho poi constatato quanto necessario fosse un mio diretto sopralluogo. E così faccio. Niente sopralluogo, significa niente certezza di informazioni complete e veritiere, e quindi niente certezza di un progetto illuminotecnico con riuscita certa al 100%.

Ti potrei fare tanti esempi al riguardo. Ma ne scelgo uno perché particolarmente significativo. Riguarda un’azienda produttrice di caldaie ed impianti in pompa di calore. Il titolare mi aveva chiesto di valutare la possibilità di sostituire gli apparecchi d’illuminazione esistenti di due distinti reparti.

Aveva già interpellato altre aziende di illuminazione, che per redigere il progetto gli avevano chiesto una semplice planimetria dei due reparti con riportati, per giunta a mano, l’ubicazione degli attuali corpi illuminati e la loro potenza.

Questo per quelle aziende era sufficiente, per me era in pratica nulla. Per redigere uno studio di fattibilità ottimale sapevo che serviva ben altro. Dovevo andare sul luogo e glielo dissi. Mi rispose che alle altre aziende quei dati erano bastati, ma mi chiese anche quali altri dati potevano servire.

Capii quindi che era attento, anzi, sembrava interessato alla possibilità di uno studio fatto come si deve.  Gli dissi quanto mi era necessario:

  • Colore delle pareti
  • Colore del soffitto
  • Pavimenti
  • Ingombri a plafone o al suolo dovuti alla presenza di macchinari / catene di montaggio, ecc.
  • Posizione dell’operatore in corrispondenza di macchinari quali robot della saldatura, torni, piegatrici di ferro e lamiere, impianti per la schiumatura, ecc.;
  • Zone di rispetto/margine ove NON era necessario illuminare in quanto occupate da scaffalature / armadi, e quindi le loro dimensioni
  • Dimensioni dei fabbricati (altezza, lunghezza e larghezza) e sezioni / prospetti
  • Altezza d’installazione dei corpi illuminanti esistenti
  • Distanza in orizzontale tra ogni corpo illuminante
  • Fotografie dei reparti

I dati mi arrivarono, ma mi fu subito chiara una cosa. Erano per buona parte fuorvianti se non addirittura errati. Me ne accorsi soprattutto dalle incongruenze tra gli stessi.

Lo comunicai al titolare che si stupì che altri professionisti non avessero rilevato le stesse difformità. Comprese, quindi, la mia richiesta di effettuare il sopralluogo e mi comunico l’intenzione di inviarmi i progetti redatti dagli altri tecnici affinché potessi controllarli.

Feci il sopralluogo e saltarono fuori altre difformità rispetto ai dati ricevuti, tra cui la più importante era la diversa distanza in orizzontale tra i corpi illuminanti.

Poi, in ufficio procedetti alla stesura del progetto di relamping e dello studio di fattibilità. Dopo, assieme al titolare, confrontammo il mio progetto con quello delle altre aziende illuminotecniche.

Apparve subito chiara una cosa: avevano sbagliato a scegliere i corpi illuminanti. Li avevano scelti sia troppo poco potenti, sia troppo poco efficienti.

E sai quale sarebbe stato il risultato? Quello di installare un nuovo impianto che avrebbe illuminato meno e peggio di quello attuale! Sembra incredibile ma è la pura verità.
Il flusso luminoso emesso dagli apparecchi sarebbe stato troppo basso per le caratteristiche dell’ambiente, oltre ad avere un’efficienza non certo eccellente.

Così il titolare avrebbe speso una cifra non indifferente per avere un impianto che doveva illuminare meglio e di più, per poi trovarsi con un problema.

Ora, sono sicuro che anche a te sarà chiaro il motivo del fallimento di quei progetti: erano semplicemente stati redatti in base a dati incompleti o in parte errati. E per una semplice ragione. Non era stato prima fatto il sopralluogo per acquisire ogni elemento necessario ad una progettazione ottimale. Quelle aziende si erano comportate un po’ come lo strano sarto.

E ti dico anche che pure io, se avessi dovuto realizzare un progetto in base ai soli dati in possesso di quelle altre aziende, avrei fatto una scelta simile alla loro.

Per questo considero essenziale effettuare sempre un sopralluogo di persona o attraverso i miei tecnici prima di iniziare ogni progetto.

Anche se mi costa fatica, tempo e denaro, anche quando mi devo assumere il rischio che, alla fine, il cliente non scelga la soluzione da me proposta. Ma preferisco questo rischio a quello di suggerire ad una persona che a me si affida, qualcosa che non sia il meglio per la sua attività. E’ un rischio che vale la pena correre…

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A cura di Valter Savi