Business energy plan: non farti ingannare da promesse irreali

Dare ai clienti tutte le informazioni per decidere da come scegliere il migliore impianto di illuminazione. Tra le tante cose che mi piacciono del mio lavoro, questa è una di quelle che prediligo.

Perché, con la giusta strumentazione e dedicandoci il tempo necessario, un esperto dell’illuminazione è oggi in grado di fornire al cliente un business energy plan perfetto, completo di tutti i dati su cui basare una decisione, con cognizione di causa.

Costi, consumi, rendimenti, risparmi energetici, tutto questo può essere perfettamente calcolato a priori. E perché sia una decisione fondata, ogni dato deve corrispondere a quella che sarà la realtà dell’impianto di illuminazione, una volta realizzato.

Per questa ragione è importante fare chiarezza su quello che, a volte, viene comunicato da alcune aziende di illuminazione per convincere il cliente sulla soluzione commerciale proposta.

A volte è necessario prendere una posizione definita, quindi Ti chiedo scusa se quello che dirò può mettere in dubbio quello che affermano alcune Aziende del settore. Ma metterti a conoscenza di alcuni fatti è l’unico modo per poter affrontare questo argomento.

Mi riferisco alla pratica dell’alterare i dati previsti per il futuro impianto, in maniera tale che promettere risparmi energetici più alti rispetto a quelli realmente ottenibili.

Viene sviluppato quello che tecnicamente viene definito business plan “forzato”, che può sviluppare dati anche molto diversi rispetto al  business plan energetico “reale” che serve per prendere una decisione fondata.

Il business plan “forzato” non varia dati semplici da controllare, quali ad esempio la resa energetica di un apparecchio a LED. Il metodo è più complesso ed ora te lo illustrerò.

Queste analisi non variano l dati del futuro impianto, bensì quelli dell’impianto attuale, così che i costi prima del nuovo progetto appaiano maggiori di quelli che di fatto sono e la convenienza a sostituirlo con il nuovo impianto sembri quindi più alta.

Il redattore del business plan “forzato” raggiunge questo obbiettivo manomettendo i seguenti dati:

Le ore di funzionamento giornaliere degli apparecchi d’illuminazione esistenti

Di solito nelle aziende i diversi apparecchi luminosi presenti non sono utilizzati tutti per l’intero arco della giornata o comunque dell’attività lavorativa. Alcuni possono essere utilizzati mediamente quattro ore, invece che le otto ore dell’intera giornata. Altri magari solo due o tre ore.

L’effettivo numero di ore di uso degli apparecchi da usare nel calcolo, dovrebbe quindi essere chiesto al titolare dell’azienda o comunque a chi conosce il dato in questione.

Il redattore del piano forzato usa invece nel calcolo per ogni apparecchio l’intero ammontare delle otto ore lavorative, o comunque tutte le ore in cui l’azienda è operativa.

Il costo energetico del vecchio impianto è così sovradimensionato, e quindi il punto di pareggio dell’investimento per il nuovo impianto viene alterato.

Se, ad esempio, gli apparecchi sono in media utilizzati 6 ore, invece che le 8 usate dal redattore, per arrivare al punto di pareggio dell’investimento per il nuovo impianto a LED occorrerà ovviamente più tempo. Il dato reale viene così manipolato in modo di avvicinare il punto di pareggio e rendere più allettante la proposta del nuovo impianto a LED.

Costo dell’energia sostenuto dall’impresa per l’impianto d’illuminazione

Anche in questo caso la manipolazione è simile, dato che si imputa un costo per l’energia che non è quello realmente sostenuto dall’azienda, bensì superiore.

Quello che di fatto succede è che, essendo il costo dell’energia variabile a seconda della fascia in cui viene utilizzata, non sempre l’azienda paga per essa il prezzo più alto.

Se ad esempio, nel contratto stipulato dall’azienda con il fornitore, sono previste tre fasce (F1, F2 ed F3), a seconda dell’ora del giorno (diurna o notturna) o del periodo di utilizzo (giorni feriali, giorni festivi, etc.), non sempre l’azienda cadrà nella fascia F1, la più costosa. Il suo consumo sarà probabilmente distribuito su tutte e tre le fasce.

Il redattore del piano forzato imputa, invece, sempre la fascia di costo più alto per tutto l’ammontare di ore di utilizzo energetico. Riesce così a “gonfiare” la spesa sostenuta per l’impianto attuale, facendo apparire il passaggio ad un impianto a LED più conveniente di quello in realtà già è.

 

Costi di manutenzione

Un business plan reale riporta l’effettivo costo all’anno sostenuto dal cliente per la manutenzione dell’impianto d’illuminazione tradizionale esistente (es. sostituzione lampade, reattori, accenditori, condensatori, ecc.) confrontandolo, nel tempo, con i costi di manutenzione che si avrebbero con gli apparecchi a led.

In un business plan “forzato” il redattore invece considera, alla data di redazione del business plan stesso, di sostituire tutte le lampade in dotazione agli apparecchi d’illuminazione presenti. Tale indicazione è fuorviante in quanto è pressoché impossibile che tutto il parco di lampadine dell’intero immobile siano da sostituire a quella data.

Comprendo che tutte queste manipolazioni Ti possono apparirti esagerate, posso tuttavia assicurarti che sono molto più frequenti di quanto tu possa immaginare.

Avendo ogni giorno in mano business plan redatti da altre aziende di illuminazione, ho modo di rilevare quotidianamente la presenza di questo tipo di espedienti.

Accade spesso, infatti, che imprenditori o responsabili mi interpellino per un parere su un business plan redatto da altre aziende illuminotecniche. La conoscenza delle metodologie di valutazione economica e le mie diverse esperienze come energy manager presso importanti realtà mi consentono facilmente di capire se ho di fronte un business plan reale, o uno forzato.

In questo secondo caso, dopo averlo comunicato all’imprenditore, spesso mi viene richiesto di  procedere alla realizzazione di  un energy business plan reale. Gli fornisco così la possibilità di decidere sulla solida realtà, invece che su stime più o meno fantasiose di professionisti poco seri.

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A cura di Valter Savi